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Un altro genere di 14 febbraio ♡ Presidio in stazione a Rimini

  • 14.02.2018 18:30 (il y a 100 jours ) - 14.02.2018 20:30 (il y a 99 jours )
  • Piazzale Cesare Battisti:
  • 47921 RN,
  • Rimini,
  • Italie
Description

VERSO LO SCIOPERO DE #LOTTOMARZO, CONTRO IL PATRIARCATO E IL RAZZISMO CHE SI SOSTENGONO A VICENDA.

LE STRADE E LE STAZIONI SICURE LE FANNO LE DONNE CHE LE ATTRAVERSANO, A TUTTE LE ORE!


Mercoledì 14 febbraio dalle ore 18.30 saremo in piazzale Cesare Battisti, davanti alla stazione di Rimini, per manifestare e rivendicare la nostra libertà di movimento e autodeterminazione nei luoghi che attraversiamo quotidianamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza timore di aggressioni e molestie e senza cedere al ricatto morale, securitario e poliziesco che ci vuole rappresentare come vittime da difendere.

Abbiamo deciso di portare in strada i nostri corpi, le nostre parole, i nostri desideri perché nessuno prenda parola al nostro posto e metta in campo azioni che, non solo non ci rappresentano, ma che sono contrarie ai valori che riteniamo centrali nella lotta alle violenze di genere: *solidarietà, mutualismo, antifascismo, antirazzismo e antisessismo*. Queste sono le parole d'ordine che oggi scendono in strada e che accompagnano il percorso femminista NON UNA DI MENO tutti i giorni, verso la prossima tappa che sarà l'8 marzo con un grande sciopero globale.

In un contesto nazionale e locale dove violenze e femminicidi sono all'ordine del giorno, assistiamo a una continua strumentalizzazione da parte di istituzioni, stampa e politici. Se da un lato non si perde occasione di suggerire il sospetto verso le donne che "se la sono andata a cercare", dall'altra è sicuramente colpa di tutti i migranti se a commettere questi atti è uno "straniero".
La soluzione proposta, in ogni caso, è sempre e solo più sicurezza, più controllo, più polizia.

Lo abbiamo visto nella nostra città, dove le violenze ai danni di una turista e di una sex worker peruviana hanno avuto un peso diverso, non solo nella rappresentazione di chi queste violenze le ha subite, ma anche rispetto alla gravità di questi fatti se paragonati a quelli avvenuti a Firenze, a distanza di pochi giorni, ai danni di due studentesse: se a commettere violenze non sono "mostri neri", ma rispettabili maschi bianchi, sono le sempre le donne a essere messe in dubbio.

Di questa strumentalizzazione si nutre anche la retorica di chi mette in relazione violenze, moralità e sicurezza. Nelle ultime settimane il partito fascista e xenofobo Forza Nuova ha iniziato a svolgere delle “passeggiate per la sicurezza” in diversi luoghi delle città, tra cui le stazioni ferroviarie e i treni lungo la tratta Faenza - Rimini. Le false motivazioni sono sempre le stesse: difendere i soggetti deboli, soprattutto se donne, ma solo se italiani. La realtà è che dietro queste iniziative si nascondono intimidazioni, minacce e una presenza fisica - quella sì inquietante - che colpiscono e rappresentano un pericolo soprattutto per chi vive in condizioni di marginalità, povertà e vulnerabilità.

Le politiche antidegrado, inasprite dalla legge Minniti e ormai trasversali nelle amministrazioni di destra come di sinistra, hanno trasformato emergenze di carattere sociale in questioni di mero ordine e sicurezza pubblica e la disgustosa retorica della difesa dei più deboli spesso si gioca sul corpo delle donne.
La cronaca degli ultimi giorni e i fatti di Macerata ci hanno mostrato in maniera lampante l’ipocrisia di questa falsa coscienza che arriva a giustificare una tentata strage di stampo razzista e fascista, dove sono stati colpiti indiscriminatamente uomini e donne, come un gesto esasperato per vendicare il femminicidio di una ragazza bianca.

Per questo siamo qui. Per rifiutare questa cultura patriarcale che vuole la donna (italiana) oggetto da difendere, relegandola nell'angolo delle vittime, in quanto è la stessa cultura che uccide, stupra e sottomette le donne in ogni parte del mondo. Per rifiutare la violenza che unisce razzismo fascista e razzismo democratico, a sostegno di un sistema che si alimenta di sopraffazione e gerarchie e che fa differenze tra donne bianche o migranti, donne e maschi bianchi, maschi bianchi e "mostri neri".

Non intendiamo delegare le nostre lotte a chi vuole costruire retoriche etero-maschiliste e razziste sul corpo delle donne. Non accettiamo lo sciacallaggio sulle tragedie generate proprio dal patriarcato violento, e la strumentalizzazione razzista e securitaria della violenza di genere.
Non in nostro nome, non sui nostri corpi - non una di meno.

Contro la violenza sessuale sistemica e la subordinazione, in tutto il mondo, donne, uomini, lesbiche, froce, trans* e alleate di ogni genere si sono sollevate. Per questo oggi, l’8 marzo e tutti i giorni, mettiamo i nostri corpi in campo: per dire che le strade e le stazioni sicure le fanno le donne che le attraversano con la solidarietà, il guardarsi a vicenda, l’autodeterminazione e l’autodifesa. Contro ogni forma di razzismo e fascismo.


Un altro genere di assemblea Rimini - Non una di meno

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